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A Saragozza si chiude l'Expo 2008 “dell'Acqua e lo Sviluppo Sostenibile”

A Saragozza si chiude l'Expo 2008 “dell'Acqua e lo Sviluppo Sostenibile”

Re Juan Carlos di Spagna domenica 14 settembre, a tre mesi dall'inaugurazione, ha chiuso Saragozza 2008, l'Esposizione Internazionale “dell'Acqua e lo Sviluppo Sostenibile”. Il testimone passa a Shangai 2010 e Milano 2015, sedi delle prossime due grandi Expo Universali.

Non è mancata la visita della delegazione lombarda nel capoluogo dell’Aragona - tra cui il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e il sindaco di Milano, Commissario Straordinario del Governo Italiano per Expo 2015, Letizia Moratti – che ha siglato un protocollo di cooperazione tra Milano e il capoluogo dell'Aragona in vista del prossimo Expo 2015. Saragozza, mettendo al centro l’acqua è in profonda sintonia con il tema scelto per l’Expo 2015 “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, un percorso che affronta il futuro a partire dalle grandi sfide del nostro tempo.

Ma parliamo d’acqua a Saragozza. Di estremo interesse la “Tribuna dell’Acqua”, padiglione-forum dove si sono tenuti incontri per discutere come si possa assicurare una gestione delle risorse idriche e uno sviluppo che siano sostenibili per il pianeta. Il tutto è stato sintetizzato nella Carta di Saragozza che, tra le righe, invita a spingere sul pedale dell’innovazione tecnologica per far rendere al meglio una risorsa che si assottiglia.

L'’Expo ha previsto  anche otto mostre - Acqua,  risorsa unica; Acqua per la vita;  Paesaggi dell’acqua; Sete; Acqua e città; Acqua estrema;  Oikos: acqua ed energia;  Acqua condivisa.
Passeggiando per il tecnologico quartiere espositivo della città si viene a sapere che un hamburger costa davvero caro: 2.400 litri d’acqua. Per un chilo di aglio ne occorrono 518 mentre per un chilo di cereali ben 1.543. Ma per sgranocchiare un chilo di pistacchi bisogna investire 10.864 litri di acqua.

L’Expo ci svela che la sete è nascosta dove non ce lo aspettiamo: minaccia  i rubinetti, assedia le centrali elettriche che senza raffreddamento si bloccano, rende precari i bilanci delle industrie a più alto consumo idrico, considerato che una semplice T shirt costa 2.400 litri di acqua.

Ma come si farà a garantire un diritto per tutti in carenza di interventi pubblici? E’ questo il nodo non ancora sciolto mentre il conto alla rovescia prosegue. La situazione di partenza è drammatica: 1,4 miliardi di persone non hanno acqua potabile a sufficienza, 1 miliardo beve acqua non sicura e 3,4 milioni muoiono ogni anno per malattie trasmesse dall’ acqua. E i dati peggiorano sotto una doppia spinta: da una parte la crescita demografica e dei consumi tira la domanda verso l’ alto, dall’ altra il cambiamento climatico modifica il ciclo dell’ acqua riducendo l’offerta. Urge un cambiamento di rotta.


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