Cosa sono?

Il Contratto di Fiume è un accordo tra soggetti che hanno responsabilità nella gestione e nell’uso delle acque, nella pianificazione del territorio e nella tutela dell’ambiente.  Si tratta di uno “strumento volontario di programmazione strategica e negoziata che persegue la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale”.

Il Contratto di Fiume contribuisce a raggiungere gli obiettivi delle Direttive Europee sulle Acque (2000/60/CE) e sulle Alluvioni (2007/60/CE) supportando e promuovendo politiche e iniziative volte a consolidare comunità fluviali resilienti, riparando e mitigando, almeno in parte, le pressioni dovute a decenni di urbanizzazione sregolata.

Da molto tempo i corsi d’acqua lombardi e, in particolare, quelli che attraversano l’area metropolitana milanese si trovano in situazioni critiche: inquinamento, crescente urbanizzazione e artificializzazione delle sponde sono solo alcune delle cause di degrado dell’ambiente fluviale e della scarsa qualità delle acque.

Sono territori, pertanto, fragili e sempre più vulnerabili agli eventi meteo estremi determinati dal cambiamento climatico; fiumi e territori fortemente modificati che hanno perso buona parte della loro naturale capacità di risposta alle pressioni.

La storia

1981
Francia

Le prime esperienze di questa tipologia di accordo le abbiamo in Francia con i Contract de Rivier, nel 1981: “uno strumento di gestione territoriale che migliori la qualità e la performance degli ambienti acquatici”.

2000
Aia

Sono stati introdotti in Italia e in tutta Europa a seguito del secondo Forum Mondiale dell’Acqua (L’Aia, 2000, organizzato dal World Water Council, ha visto la partecipazione di 5700 esperti in rappresentanza 113 Paesi) come strumenti di programmazione strategica e negoziata ad adesione volontaria, ideati con la volontà di perseguire la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali congiuntamente alla protezione dai rischi idraulici, contribuendo quindi allo sviluppo locale. È possibile far rientrare in questa definizione anche i contratti di lago, di costa, di acque di transizione, di foce e di falda, laddove tali strumenti programmatori perseguano le stesse finalità e siano sviluppati ponendo l’attenzione su di un corpo idrico diverso dal fiume.

2004
Olona

In Italia, è stata Regione Lombardia la prima a promuovere la sottoscrizione di contratti di fiume a partire dal 2004 con il CdF Olona

2015
Mincio

Si tratta del primo esempio in Lombardia di Contratto di Fiume promosso direttamente dal territorio locale

2019
lago Varese

Regione Lombardia sottoscrive un accordo quadro di risanamento dedicato al lago

Dopo le prime mosse internazionali e l'esperienza del CdF Olona è la volta del Contratto di Fiume Seveso, sottoscritto il 13 dicembre del 2006 formato da 46 comuni del bacino, 3 Province (Como, Monza-Brianza e Milano), 6 Enti Parco oltre a ATO, Agenzia Interregionale per il PO, Autorità di Bacino del Po, Ufficio Scolastico per la Lombardia, Regione e ARPA Lombardia.

Nel 2012 nasce il Contratto di Fiume del Lambro Settentrionale ad opera di 83 firmatari che hanno ufficializzato la loro adesione, tra i quali, sono presenti tutte le province – Como, Lecco, Lodi, Milano, Monza Brianza - e buona parte dei comuni situati sull’asta del fiume, a garanzia di una copertura quasi continuativa del territorio attraversato dal corso d’acqua.

Nel 2015 è stato sottoscritto il CdF Mincio, nel 2019 quello del fiume Adda sopralacuale, seguito dal fiume Bardello. Sempre nel 2019 Regione Lombardia ha sottoscritto un accordo quadro di risanamento del lago di Varese. Poi sono diversi i percorsi avviati e non ancora giunti alla sottoscrizione vera e propria: è il caso dei protocolli d’intesa o documenti d’intenti sui bacini del Toscolanodella Media Valle del Po dell’Olona inferiore. Infine, anche se si trovano ai primi stadi di formazione, abbiamo il Patto del Mella e il Contratto di Fiume dell’Oglio Sud.

Negli anni recenti, sono numerosi i contratti di fiume nati dal basso che sono stati promossi da un parco, da una comunità montana o anche dai comuni con la forma degli accordi di programmazione negoziata. Spesso regione Lombardia ha firmato i contratti di in qualità di sponsor ma non è apparsa come promotrice principale.

Poi sono seguite altre regioni italiane: il Piemonte, l’Emilia-Romagna e tante altre a seguire.

Quali entità sottoscrivono un contratto di fiume?

  • Comuni
  • Provincie e altri enti sovralocali, come gli enti regionali
  • Gestori e ATO (Ambiti territoriali Ottimali)
  • Consorzi
  • Parchi Regionali e PLIS (parchi locali di interesse sovracomunale)
  • Associazioni (le vediamo soprattutto nel CdF Lambro)
  • Privati e imprese (sono ancora molto rari)

I Programmi delle Azioni (PdA)

Accanto all’accordo del contratto di fiume, ci sono i PdA, o programmi delle azioni, ovvero dei set di misure da implementare per raggiungere gli obiettivi degli accordi appunto. Queste misure si possono raggruppare in due macro-gruppi strettamente intrecciati e dipendenti l’uno l’altro:

  • Le misure strutturali che presuppongono un intervento fisico sul bacino del fiume
  • Le misure non strutturali, ad esempio la formazione rivolta ai professionisti che intervengono per fare opere di ingegneria naturalistica

infografica dati sui Contratti di Fiume in Italia

Progetto Strategico di Sottobacino

È stato introdotto dalla legge regionale 11 del 2005 che ha configurato il PSS (progetto strategico di sottobacino) come strumento operativo del contratto di fiume. Uno strumento che cerca di mettere a sistema le istanze dei programmi delle azioni, agendo in modo multidisciplinare e intersettoriale. La sfida è tenere assieme le molteplici esigenze e dimensioni del bacino fluviale: acque, corpi idrici, sicurezza delle comunità locali, rilevanze culturali, servizi ecosistemici e così via.

Il PSS va inteso come strumento relazionale, perché ancora di più del contratto di fiume cerca di aprire un processo di governance complesso portando a dialogare diverse componenti territoriali con normative a

volte contrastanti. La prima esperienza di PSS è partita dal CdF Lura, poi abbiamo avuto il Seveso e al CdF Lambro Settentrionale. Attualmente si sta redigendo il PSS Olona.

In sintesi, il contratto di fiume si articola lungo tutta la vision di lungo periodo e risponde al bisogno sintezzato con: “il fiume che vorremmo”. Il progetto strategico di sottobacino mette in lista tutto ciò che è necessario per attuare i desiderata. Un processo che richiede tempo, risorse umane e finanziarie.

I CdF a livello nazionale e i riferimenti normativi

Nel 2016 il ‪Collegato Ambientale ha riconosciuto i Contratti di Fiume a livello legislativo (art. 68-bis "Contratti di Fiume" del D.Lgs 152/2006): un traguardo importante per questo strumento volontario di ‪programmazione negoziata ‪che si sta diffondendo in tutto il Paese.

Il Collegato Ambientale è uno strumento normativo corposo e contiene “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali e introduce misure in materia di tutela della natura e sviluppo sostenibile, valutazioni ambientali, energia, acquisti verdi, gestione dei rifiuti e bonifiche, difesa del suolo e risorse idriche”.

L'articolo 68-bis recita: «I Contratti di Fiume concorrono alla definizione e all'attuazione degli strumenti di pianificazione di distretto a livello di bacino e sottobacino idrografico, quali strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale di tali aree».

Sul fronte della lotta al dissesto idrogeologico introduce il fondo per il rischio idrogeologico, permettendo di mettere così in sicurezza e programmando le demolizioni di opere realizzate in aree ad alto rischio, finanzia con un fondo di rotazione la progettazione di opere di difesa e riqualificazione idraulica, riordina le disposizioni in materia di autorità di bacino e sui Distretti Idrografici italiani in modo di potenziare la programmazione di prevenzione del dissesto idrogeologico. In questo contesto assume quindi particolare importanza l’introduzione dei Contratti di Fiume quali strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali.

Il riconoscimento è un passaggio fondamentale per lo sviluppo dei CdF e per la riqualificazione dei bacini in generale. Tra gli aspetti di maggior rilievo emerge il contributo che i Contratti di Fiume possono/devono dare “alla definizione e all'attuazione degli strumenti di pianificazione di distretto a livello di bacino e sottobacino idrografico”, riconoscendo in tal modo un ruolo importante ai CdF nella pianificazione territoriale: da strumento volontario basato sulla realizzazione di importanti azioni a strumento che può contribuire ad una visione di lungo periodo di un bacino.

Come si fa a creare un nuovo contratto di fiume?

Giulio Conte e Gea Bresciani guardano la sponda del Bozzente

Il team tecnico di contratti di fiume Lombardia si è sempre impegnato a condividere il know-how accumulato nel tempo e a offrire un’attività di formazione rivolta sia ad operatori tecnici e professionisti del settore, sia a chi non è del settore, per fini divulgativi ed educativi. Tutti i materiali fra cui i video, i documenti e le presentazioni sono disponibili in questa sezione del sito.

Abbiamo in preparazione degli eventi online dedicati proprio a spiegare tutte le fasi di costruzione di un contratto di fiume per chiunque fosse interessato ad approfondire questa opportunità. Per proposte sugli argomenti futuri da trattare scrivete a cdfcomunicazione [at] ersaf.lombardia.it

Fasi principali nella costituzione di un nuovo contratto di fiume

Contratti di Fiume, per essere operativi, si articolano nelle seguenti fasi principali

  1. Condivisione del documento d’intenti
    I partner interessati (pubblici e privati) condividono un documento d’intenti, che contenga le motivazioni e gli obiettivi scelti con lo scopo di perseguire gli obblighi derivanti dall’implementazione delle direttive 2007/60/CE, 2000/60/CE e dalle direttive che da questa sono nate. Nel documento d’intenti vengono inoltre indicate le criticità specifiche oggetto del Contratto di Fiume stesso e le metodologie di lavoro condivise tra tutti gli attori che prendono parte al processo. La sottoscrizione di questo documento da parte deisoggetti interessati dà il via al Contratto di Fiume.
  2. Analisi conoscitiva ambientale, social ed economica
    La seconda fase vede lo sviluppo di un’approfondita analisi conoscitiva relativa agli aspettiambientali, sociali ed economici del territorio oggetto del Contratto di Fiume. Tra le finalità diquesto documento c’è la definizione e la valorizzazione di obiettivi operativi, coerenti con gliobiettivi della pianificazione vigente, sui quali i sottoscrittori devono impegnarsi.
  3. Documento strategico di scenario a medio-lungo termine
    Nella fase successiva viene stilato un documento strategico che definisce uno scenario a medio-lungo termine che vada ad integrare gli obiettivi della pianificazione di distretto con lepolitiche di sviluppo locale del territorio.
  4. Definizione del Programma d’Azione (PA)
    Si passa quindi alla definizione di un Programma d’Azione (PA) caratterizzato da un orizzontetemporale ben definito e limitato, solitamente vengono scelti intervalli di massimo tre anni.
    Alla scadenza del PA, sulla base dei risultati del monitoraggio, sarà possibile aggiornare il Contratto di Fiume oppure approvare un nuovo PA. Quest’ultimo deve indicare insieme agli obiettivi per ogni azione anche gli attori che ne prendono parte, inoltre devono essere specificati i rispettivi obblighi ed impegni, i tempi di attuazione, le risorse umane ed economiche necessarie e la relativa copertura finanziaria. Il Piano d’Azione deve infine contenere una descrizione sintetica del contributo delle singole azioni necessarie all’ottemperamento delle finalità di cui alle direttive 2000/60/CE, 2007/60/CE e 42/93/CEE e delle altre direttive pertinenti.
  5. Processi partecipativi
    La quinta fase prevede la messa in atto di processi partecipativi aperti e inclusivi che permettano la condivisione d’intenti, impegni e finalità tra i soggetti partecipanti.
  6. Firma del contratto di fiume
    La sesta fase prevede la sottoscrizione di un atto di impegno formale, ovvero la firma del Contratto di Fiume, allo scopo di contrattualizzare le decisioni condivise nel processo partecipati-vo e la definizione degli impegni specifici dei contraenti. La fase successiva prevede la messain atto di un sistema di controllo e monitoraggio del contratto per verificare lo stato di attuazione delle varie fasi, delle azioni e della qualità dei processi deliberativi che ne conseguono.
  7. Diffusione pubblica dei dati prodotti
    La fase finale prevede la distribuzione al pubblico dei dati relativi al Contratto di Fiume, come previsto dalle direttive 2003/4/CE sull’accesso del pubblico all’informazione e 35/2003/35/CE sulla partecipazione del pubblico ai processi decisionali, tramite una varietà di mezzi di diffusione delle informazioni e usando al meglio le possibilità offerte dal web.

 

Carta Nazionale dei Contratti di Fiume (formato PDF - 230KB)

Definizioni e Requisiti Qualitativi di Base dei Contratti di Fiume (formato PDF - 390KB)